
Il gerarca Enoch
Il gerarca Enoch, per cominciare, è un ladro. Oh non sussurrate, non sbigottite. Questa parola ha nella mia bocca la delicatezza di una frase d’amore. E’ naturalmente ladro poiché in un mondo di ladri, egli cercò armonia e coerenza. Iniziò la carriera speculando sui terreni. Sui terreni costruì case che crollavano. Vinse gli appalti di ricostruzione. Costruì case che ricrollarono. Ora vive in un alto grattacielo, ma non ha dimenticato il tempo in cui costruiva misere case che crollavano. Non ha dimenticato le sue umili origini. Anche i suoi grattacieli crollano. ciò va a suo onore.
Dicono che il gerarca Enoch sia un mafioso. Egli lo nega. Se mi vedete nei ristoranti frequentati dai mafiosi, dice, non per questo sono mafioso. Forse che se qualcuno frequente i ristoranti cinesi viene accusato di essere cinese? Ha ragione.
Dicono che Enoch faccia parte di una loggia segreta di incappucciati che si scambiano favori e tramano intrighi e si regalano banche. Ma ciò non è normale socievolezza umana? Forse che ogni famiglia, gruppo sodale, squadra di calcio, folla di linciatori, non è in qualche modo una setta? Ameremo forse il moralista solitario e cinico, lo sterile anacoreta, lo sprezzante eremita e non piuttosto la compagnia degli amici più cari?
Si dice che Enoch faccia ammazzare i giudici che lo vogliono condannare. Ma nella nostra Costituzione non è forse sancito il diritto alla difesa per ogni imputato?
Enoch, dicono, è anche un corruttore. Ma è un corruttore onesto. In vent’anni di corruzione, nessuno ha mai ricevuto da lui una cifra inferiore al pattuito. A volte anzi aggiunge di sua iniziativa una somma a qualche tangente, a qualche bustarella. Come descrivere la gioia del corrotto che si vede corrotto oltre i suoi stessi meriti? Sapete che ci sono funzionari che devono aspettare interi mesi per venire pagati dai loro corruttori e spesso sono pagati con cambiali e assegni a vuoto? Non è disonesto tutto ciò? Ebbene Enoch, è di tutt’altra pasta.
Enoch si è molto arricchito, dicono le leggende. Possiede una barca a vela di cinquanta metri con vele di cachemire e tre piscine di cui una per le aragoste. Possiede una villa piena di opere d’arte, centosessanta metri di impressionisti, dodici metri di Caravaggio, trecento chili di Picassi, una pila di Klee alta così e un tot Chagall. Ha dodici auto blindate, una vespa corazzata e una bicicletta che morde. Ma cosa sono queste ricchezze rispetto al sorriso di un bambino?
Enoch, mantiene centododici amanti a ognuna delle quali ha regalato un anello di diamanti, un’auto con autista, un appartamento, un canale tivùl e una sveglia al quarzo. Ha terreni, ville, aiuole, campi di cavoli, garage, isole, vigneti. E allora? E’ forse male volere un tetto, amare l’arte, fare regali a chi si ama?
Enoch, dicono, è proprietario del novanta per cento dei giornali e vuole il monopolio completo dell’informazione. Bugie. Non so dove l’avete letto, ma aspettate ancora un dieci per cento e non lo leggerete più.
Enoch, si dice, è un uomo pericoloso per la nostra democrazia. Non riesco a vedere il pericolo. Per la verità, non riesco neanche a vedere la democrazia.
STEFANO BENNI - BAOL
(Questo romanzo è stato scritto nel 1990. Benni, profetico, aveva colto i prodromi del Berlusconismo prima che l’Innominabile scendesse in campo nel ‘94)